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Siate aspiranti, siate elettrici

Il primo folletto lo comprai nel ‘99. Ricordo che nel mio condominio mi guardarono tutti come se fossi pazza. «Ecco quella della scopa elettrica», dicevano quando arrivavo, ma a ma non importava, perché era vero. Ero un outsider, una ribelle, una che aveva lasciato la polverosa via vecchia per la nuova. Quella doppia W inserita in un vortice mi aveva cambiato la vita, e presto l’avrebbe cambiata a tutto il mondo, divenendo il simbolo di chi non si arrende, di chi lotta per le proprie idee, ed è affamato di esperienza e di novità.

Engelbert Gorissen non c’è più. Lui, genio visionario, che per primo nella azienda che aveva fondato e da cui si era distaccato a 31 anni per l’acre conflitto che lo contrapponeva alla anacronistica proprietà, ha osato immaginare un uso diverso e audace della tecnologia, se n’è andato, lasciandoci tutti un po’ più soli. È inutile, ora, cadere nel sentimentalismo, lasciarsi andare ai ricordi di quanto la sua personalità abbia rivoluzionato gli stili di vita e di pensiero di milioni di persone. Basti ricordare le sue imprese, che basate su un’idea semplice come semplici sono le idee geniali, hanno fatto della sua figura l’icona e il modello di una generazione.

L’oggetto che tutti oggi abbiamo in casa non è solo utile: è poetico. Non serve “solo” per pulire, ma racchiude nel suo cuore la magia delle arti: Engelbert Gorissen, chiuso nel suo garage insieme al compagno di università Adolf Vorwerk, ha avuto, unico al mondo, l’idea di piazzare delle minuscole manovelle nel motore di un grammofono per farne il cuore di una scopa elettrica. Vedendola in azione, maneggevole, agile, veloce, portatile, la sua segretaria esclamò entusiasta: «ma è un piccolo Kobold!» (in tedesco appunto “folletto”). Da allora quel miracoloso portento è entrato nelle vite di tutti noi, a tutte le ore della giornata, ovunque.

Engelbert, è vero, è diventato miliardario, e ha fatto arricchire quelli che hanno avuto la fortuna di collaborare con lui e di condividerne la sorte umana e professionale. Ma lui non badava ai soldi: negli ultimi anni della malattia aveva rinunciato allo stipendio e si accontentava di un simbolico pfenning all’anno, conscio che il vero guadagno era la destinazione della sua creatura. Grazie a lui milioni di individui e di masse povere hanno trovato lavoro, come ingegneri o come semplici domestici; grazie a lui e al suo genio visionario il mondo si è riscattato. Il suo motto, «siate aspiranti, siate elettrici», è la guida che vogliamo per i nostri giovani, che infatti lo hanno fatto proprio.

Ora, siamo sicuri, questo piccolo grande mago del folletto è al cospetto di Dio, a cui si sarà presentato col suo geniale candore e insieme con la certezza di avere reso il suo mondo, il mondo della Bibbia, più nuovo e pulito. Ora è lui a spicciare la casa più grande, il Paradiso. Grazie Engelbert, non ti dimenticheremo mai.


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  1. celeste-hartman ha rebloggato questo post da danielaranieri
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  10. maledettiricchi ha rebloggato questo post da danielaranieri
  11. curiosona ha rebloggato questo post da danielaranieri e ha aggiunto:
    Daniela Ranieri commemora l’ingegner Egelbert...Folletto. Uhm, mi ricorda qualcosa…
  12. zeder ha rebloggato questo post da danielaranieri
  13. pollon ha rebloggato questo post da nonleggerlo e ha aggiunto:
    Love ≠ Money, Daniela Ranieri
  14. nonleggerlo ha rebloggato questo post da danielaranieri
  15. jonkind ha rebloggato questo post da danielaranieri
  16. sumono ha rebloggato questo post da danielaranieri
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